Durante le ondate di calore come quelle che nelle ultime settimane hanno interessato l’Europa c’è un parametro che merita particolare attenzione: è lo stress termico o stress da calore, che gli esperti definiscono “il carico termico netto su un individuo, tenendo conto dei parametri ambientali e personali”. È la temperatura percepita, che dipende dalle temperature effettive ma anche da umidità, vento, radiazione solare e risposta del corpo umano alle condizioni ambientali.
Uno studio ha valutato come lo stress da calore è cambiato a livello globale dal 1950. Il quadro che è emerso meriterebbe, al di là delle effimere e distratte preoccupazioni da doomscrolling, di diventare un tema pressante nell’agenda politica. La ricerca di un gruppo di scienziati dell’European Centre for Medium-Range Weather Forecasts di Reading, nel Regno Unito, è stata pubblicata su Nature Climate Change.
Un’impronta sempre più estesa
I ricercatori hanno usato l’Indice Termico Universale del Clima (UTCI), che descrive lo stress che il corpo umano sperimenta nel tentativo di mantenere l’equilibrio termico con l’ambiente esterno, per esaminare come sono cambiate, in 70 anni, le temperature estreme percepite diurne, quelle notturne e gli eventi combinati diurni e notturni.
Per quantificare lo stress da calore, il




