
di Alessandro Sala
Pubblicata su Biological Conservation una ricerca italiana che mostra come il 46,7% degli individui esaminati abbia nel patrimonio genetico le caratteristiche del cane. Come può influire sulle politiche di conservazione
L’ibridazione tra i lupo e il cane in Italia ha raggiunto livelli molto alti e tali da mettere a rischio l’integrità genetica della popolazione. Secondo uno studio firmato da esperti degli istituti zooprofilattici sperimentali di Lazio e Toscana e di Umbria e Marche e dell’Università La Sapienza di Roma – pubblicato sulla rivista Biological Conservation – quasi la metà degli esemplari del territorio nazionale potrebbe presentare tracce di introgressione canina. Il dato è stato rilevato dall’analisi del Dna di un campione di 774 animali recuperati morti (di cui 748 tra 2020 e 2024 più 26 tra 1993 e 2003), da cui emerge che l’ibridazione è presente nel 46,7% degli individui esaminati.
Come precisano gli stessi autori, si tratta di un campione importante ma non necessariamente rappresentativo dell’attuale popolazione di lupi stimata in Italia, che è di circa 3.500 esemplari. I recuperi di carcasse, fanno notare gli estensori del rapporto, sono «opportunistici» e il luogo di ritrovamento non coincide necessariamente con l’area dove si è verificata l’ibridazione.




