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In Italia arriva il greggio venezuelano, ma la benzina raffinata andrà in Usa: i paradossi delle rotte e i costi della nostra sicurezza energetica

di Federico Fubini

Il mondo ha bisogno di circa cento milioni di barili al giorno e ne ha novanta. Ogni settimana aumenta la domanda “repressa”, mettendo più pressione sui prezzi. Per l’Italia si pone una questione di autonomia strategica nei carburanti

La nave di greggio è arrivata alla raffineria siciliana di Priolo Gargallo ma il prodotto finale, in gran parte benzina di qualità, raggiungerà gli Stati Uniti

Il carattere particolare del carico è nella provenienza: si tratta della prima spedizione di petrolio venezuelano in Italia da moltissimi anni. L’ha trasportato dai Caraibi alla provincia di Siracusa il colosso del trading petrolifero e minerario Trafigura, con un vincolo a rifornire il mercato americano. Per ora si tratta di un singolo episodio, che non avrebbe alcun particolare significato in tempi normali. Ma oggi può porre interrogativi sul futuro delle forniture di carburanti in Italia, perché questi non sono tempi normali. 

Le stime basate sui migliori dati di mercato indicano, in modo informale, che la strozzatura sullo Stretto di Hormuz fa sì che a circa il 10% della domanda mondiale di petrolio non corrisponda oggi un’offerta. Il mondo ha bisogno di circa cento milioni di barili al giorno

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