In Cina combatte ogni giorno contro il falso made in Italy, contro le pizze standardizzate vendute come “italiane” e contro un immaginario distorto che confonde una multinazionale americana con una trattoria romana. Eppure, quando ha chiesto alle Camere di commercio italiane – attraverso il sistema che gestisce la certificazione “Ospitalità italiana” – di essere riconosciuto ufficialmente come ristorante italiano autentico, si è visto negare il marchio. Non per le ricette, non per la struttura aziendale, non per l’identità del progetto, ma per l’origine delle olive utilizzate nell’olio extravergine. È questo il paradosso che racconta, con tanta delusione, a Italia a Tavola Marzio Tomasini, imprenditore italiano a Shanghai, ceo del gruppo 99 Catering Management e socio di maggioranza di Porcellino, piccola catena di ristorazione italiana commerciale con sedi nelle città di Shanghai e Changzhou.
«Mi è stato negato per uno e un solo motivo»
«Quello che mi è successo – racconta – è che ho applicato per la richiesta della certificazione al marchio “Ospitalità italiana” e mi è stato negato per uno e un solo motivo: il fatto che l’olio di oliva extravergine che utilizziamo, al marchio Costa d’Oro, non proviene da olive italiane, ma europee». Nessuna contestazione sulle ricette. Nessun rilievo sulla




