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Il Vinitaly tra guerre e dazi: «Il settore pronto a ripartire verso nuove rotte e mercati»

di Luciano Ferraro

Coldiretti: pesano le campagne salutiste. Freno sui dealcolati. Il settore vale 14 miliardi, più dell’1 per cento del Pil. L’export supera gli 8 miliardi

Nel primo giorno del Vinitaly il governo ha battuto l’opposizione 5 a 1. Almeno nella conta delle presenze. A entrambi gli schieramenti è arrivato il messaggio più diretto lanciato dal presidente della Coldiretti Ettore Prandini: «Liberate il vino italiano dalle catene di burocrazia, dazi e salutismo, potremmo così contare su 1,65 miliardi di euro in più da investire». 

Mentre si attendono per domani la premier Meloni e il vice premier Salvini, buona parte del consiglio dei ministri ieri si è seduto in prima fila alla cerimonia di inaugurazione, in una giornata nuvolosa non solo per il meteo. In mare di blazer e doppiopetti blu, spiccava in prima fila il color vermiglio dell’abito vellutato con gilet del ministro della Cultura, Alessandro Giuli. Il primo applauso è andato a un emozionato Gianmarco Mazzi, neo ministro del Turismo, che da veronese gioca in casa. Sull’altro lato della platea i ministri Tajani, Lollobrigida e Urso, con l’ex governatore Zaia come vicino. E il presidente della Camera Lorenzo Fontana. Nel duello a distanza nel portare

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