
di Monica Ricci Sargentini
A Roma per i colloqui con l’Italia e il Vaticano: «Dialogare con il Myanmar non significa legittimare il regime. L’Asean deve essere più flessibile sul principio di non ingerenza»
ROMA — Coltivare i rapporti con Washington e Pechino senza farsi intrappolare nella loro rivalità. Rafforzare il partenariato con l’Europa, arrivando possibilmente entro l’anno alla conclusione dei negoziati per un accordo di libero scambio. E rendere più rapida ed efficace l’Asean, l’Associazione delle nazioni del Sud-est asiatico, anche attraverso un’applicazione più flessibile del principio di non ingerenza. Sihasak Phuangketkeow, vicepremier e ministro degli Esteri thailandese, delinea così la politica estera di Bangkok in un’intervista al Corriere, durante la visita a Roma e in Vaticano. La parola chiave è «autonomia strategica». Che, precisa, non equivale alla neutralità.
La Thailandia è alleata degli Stati Uniti e ha stretti rapporti con la Cina. Potrete mantenere questo equilibrio o sarete costretti a scegliere?
«Siamo il più antico alleato degli Stati Uniti in Asia legato da un trattato. Con la Cina abbiamo importanti rapporti economici e gli investimenti cinesi stanno aumentando. Non pensiamo di dover scegliere un Paese a scapito dell’altro: possiamo avere relazioni buone, costruttive e in crescita con entrambi.




