(Questo testo è apparso su Global, la newsletter di Federico Rampini. Per iscriversi basta andare qui)
Tra i pregiudizi più tenaci sull’America, in cui mi imbatto quando torno in Europa, c’è l’idea che qui «stanno bene solo i ricchi», siamo nel Far West del capitalismo selvaggio, dove gli oligarchi miliardari accumulano patrimoni scandalosi mentre tutti gli altri soffrono. Inferno delle diseguaglianze, senza Welfare, eccetera eccetera. Non si spiega perché il «made in Italy» è stato letteralmente miracolato dall’aumento di vendite sul mercato Usa, il più accogliente e generoso per i nostri esportatori. Né si spiega l’invasione ricorrente dei viaggiatori americani in Italia, una manna dal cielo per la nostra industria turistica, visto il potere d’acquisto che hanno. Sono tutti e soltanto miliardari quelli che affollano Venezia, Firenze, Roma, Capri, Taormina?
Ne abbiamo incontrati due, di questi «miliardari», durante una mini-crociera di un giorno tra i fiordi e i ghiacciai dell’Alaska. Lui: un ex operaio specializzato dell’industria edile, che manovrava scavatrici e gru nei cantieri. Lei: un’ex infermiera. Tutti e due freschi pensionati, e impegnati a soddisfare più che mai la loro passione: viaggi e crociere. Anche quando lavoravano erano già dei grandi viaggiatori, più volte avevano visitato l’Italia.




