Il successo di un ristorante italiano all’estero non è questione di moda, ma di identità. «Il vero ristorante italiano all’estero non fa la carbonara per turisti»: è una frase che sintetizza perfettamente questo principio e che introduce il cuore della visione di Paolo Monti. E se oggi la cucina italiana è stata riconosciuta patrimonio culturale immateriale dell’umanità dall’Unesco, allora chi la porta fuori dai confini nazionali non è soltanto un ristoratore: è, volente o nolente, un interprete culturale. È da questo punto di partenza che si capisce la filosofia dello chef romano, fondatore dei ristoranti AMA, che da oltre vent’anni lavora tra Stati Uniti e Asia costruendo un percorso coerente e, soprattutto, personale – un pensiero per molti aspetti vicino a quello di Massimo Mori, ristoratore di successo a Parigi.
Dalla formazione romana al salto internazionale
Monti non è uno di quelli che si sono inventati all’estero. Prima c’è Roma, la formazione alberghiera, le prime brigate. Poi la decisione di partire: «Ero giovane e volevo portare le mie piccole conoscenze nel mondo» racconta a Italia a Tavola. La prima tappa è la California, dove resta cinque anni e dove – più che




