
Si immergono a bordo di una chiatta per setacciare i fondali, seguendo le orme dei pionieri della corsa all’oro di fine Ottocento
Zakharia Bloom, 38 anni, ha lasciato il lavoro da consulente finanziario e la sua casa in Carolina del Sud per inseguire il sogno di cercare oro in Alaska. A Nome, nel Mare di Bering, si immerge a bordo di una chiatta per setacciare i fondali, seguendo le orme dei pionieri della corsa all’oro di fine Ottocento. «Amo cercare l’oro in questa che chiamano l’ultima frontiera dell’Alaska. Le regole sono ridotte al minimo. Sei libero di fare ciò che sogni, si fanno contratti sulla base della buona fede, senza burocrazia, senza scartoffie: ci si stringe semplicemente la mano con la fiducia che si manterrà la promessa data. Guadagna chi lavora sodo ed è pronto a rischiare, perdono quelli che non si mettono in gioco», racconta. I sistemi sono primitivi. Una cabina minuscola per riparo, due fuoribordo a poppa e nel centro le pompe per aspirare il terriccio dal fondo, che viene portato in superfice e esaminato con meccanici setacci rugginosi destinati a separare il metallo prezioso da sabbia e sassi.
29 luglio




