
di Giangiacomo Calovini e Gianpietro Maffoni*
il rafforzamento del dialogo tra istituzioni e sistema produttivo costituisce un segnale rilevante: il tavolo avviato nei giorni scorsi per il Piano Transizione 5.0 testimonia la volontà di sostenere in modo concreto il comparto industriale, evitando al contempo interventi estemporanei o privi di visione strategica
Il contesto internazionale attuale presenta un livello di complessità difficilmente riconducibile a fasi recenti comparabili. L’invasione russa dell’Ucraina ha segnato una frattura profonda negli equilibri di sicurezza europei, mentre il progressivo indebolimento dei meccanismi multilaterali ne ha ridimensionato l’efficacia, riportando al centro il ruolo degli Stati e la necessità di una gestione più diretta degli interessi nazionali. A ciò si sommano le profonde tensioni persistenti in Medio Oriente, che incidono non soltanto sul piano della sicurezza, ma anche sulla stabilità delle principali rotte energetiche e commerciali, con ricadute dirette sulle economie europee, su quella italiana e ovviamente su quella bresciana. In un quadro di tale instabilità, garantire continuità e prevedibilità al sistema economico nazionale rappresenta una sfida di primaria importanza. Questa esigenza si confronta con la necessità di operare entro i vincoli derivanti dall’appartenenza all’Unione europea, conciliandoli con la tutela effettiva degli interessi economici nazionali. Nonostante




