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Il ritorno della regina di ghiaccio: dietro i silenzi di Elena Rybakina

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La kazaka vince l’Australian Open 2026 e ritrova il suo posto nell’élite del tennis. La sua è una storia di violenze, coach sospesi e gesti polemici con una sola costante: parla la racchetta, non lei

Sliding doors, la traduzione è “porte girevoli”. Nella vita spesso il termine viene usato come metafora, ad indicare momenti di svolta dettati da un evento preciso, che ha dato il via a un qualche cambiamento. Nella carriera di Elena Rybakina, nata a Mosca ma tennisticamente kazaka, ce ne sarebbero tanti. Ma uno spicca su tutti gli altri, un evento che ha posto la n.3 del mondo (da lunedì) al centro delle cronache: il rapporto con il suo coach Stefano Vukov, sospeso dalla Wta per la condotta nei suoi confronti, quasi di violenza psicologica. Un caso che ha occupato per più di un anno il centro delle discussioni tennistiche. E che oggi, dopo la vittoria del secondo Slam di Rybakina all’Australian Open, ha ricevuto una risposta.

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