di Giuseppe Sarcina
La strategia di 41 Paesi, Italia compresa, per ripristinare la libertà di navigazione nello stretto. La guida britannica, alla Grecia il raccordo con gli armatori
L’Europa prova a inserirsi nella difficile partita sullo Stretto di Hormuz, coinvolgendo anche altre aree del mondo. I segnali sono contrastanti. Da una parte si sta sviluppando il negoziato a Islamabad, tra le delegazioni di Stati Uniti e Iran. Dall’altra, due cacciatorpedinieri statunitensi sono entrati nel braccio di mare per iniziare a sminare le acque.
In parallelo, la nuova «coalizione dei volenterosi», che si è formata nelle scorse settimane, sta mettendo a punto un piano per stabilizzare la navigazione a Hormuz. Va precisato subito non è un intervento militare. O meglio è un’ipotesi che per ora solo alcuni Paesi, in particolare Francia e Olanda, non escludono. Ma lo schieramento dei 41 Stati, Italia compresa, si muove su livelli diversi: politico, diplomatico, economico. L’iniziativa è promossa dal Regno Unito ed è incoraggiata, per vie esterne, anche dal Segretario della Nato, Mark Rutte.
La libertà di transito nelle acque internazionali
Nell’ultima riunione, che si è tenuta online il 2 aprile scorso, i «volenterosi» hanno deciso di formare quattro gruppi con




