di Clara Valenzani
Il paradosso italiano: aumentano gli animali ma calano coloro che se ne occupano. E cresce l’import: in Abruzzo anche gli arrosticini sono fatti con carne che arriva dall’estero. Alla scoperta della Scuola di Calascio di Slow Food e Dream e le iniziative analoghe avviate in tutta Italia
Alle pendici del Gran Sasso c’è un borgo medievale, discretamente isolato nell’entroterra abruzzese, che tra vie in salita e roccaforti antiche vede il passaggio quotidiano di circa 120 abitanti. Si chiama Calascio ed è qui, in provincia dell’Aquila, che dall’autunno 2025 Slow Food Italia e D.R.E.Am. Italia, associazioni attive nella tutela e nello sviluppo sostenibile del territorio e della biodiversità, hanno avviato un progetto all’apparenza singolare: una Scuola di perfezionamento per la pastorizia estensiva. Più semplicemente: una scuola per pastori, dove professionisti e aspiranti tali (con priorità data agli under 40) possono imparare il mestiere, favorendo il ricambio generazionale, la creazione di una rete di contatti tra aziende locali e partecipanti, la sostenibilità delle aree interne e la formazione specializzata attraverso otto masterclass intensive durante tutta la settimana o nei week-end.
Un approccio senza stereotipi
Quello del pastore viene in genere considerato un mestiere umile, il cui concetto




