
La scenografia firmata dall’architetto Riccardo Bocchini rompe la frontalità classica. La scala diventa motorizzata con 13+1 gradini
Il Festival di Sanremo 2026 diventa «immersivo». l nuovo palco del Teatro Ariston, firmato dallo scenografo Riccardo Bocchini, segna un cambio di paradigma: non più fondale e platea separati, ma uno spazio immersivo che avvolge artisti, orchestra e pubblico in un unico organismo visivo e sonoro. Non si tratta di un semplice restyling estetico, l’assimmetria rompe la frontalità classica.
Il cuore del progetto è un palco di 120 metri quadrati, 15,50 metri di larghezza per 9,50 di profondità che abbandona le geometrie simmetriche in favore di linee spezzate e volumi asimmetrici. Una scelta non casuale: «L’asimmetria – spiega Bocchini – è il linguaggio naturale della musica contemporanea, imprevedibile e mai statica». Su questa superficie si dispiegano 250 metri quadrati di ledwall e 2.800 metri di strip luminosi, per un totale di oltre 200.000 pixel che possono trasformare l’ambiente in tempo reale, dal nero assoluto al bianco totale, in sincronia con ogni nota eseguita sul palco. Cuore della scena è la scala motorizzata con i suoi 13+1 gradini. «Non siamo scaramantici. Con un primo step si arriva al palco, scendendo gli altri 13 si entra in




