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Ci sono tanti tipi di vocazione: alla famiglia, a una professione, all’aiuto del prossimo. E poi c’è la vocazione in senso stretto, quella alla vita religiosa. Ma si possono avere più vocazioni in una vita? È quello che accade alla protagonista del nuovo romanzo di Elvira Serra, Le voci di Via del Silenzio, in uscita per Solferino martedì 8 aprile. Giulia Belgioioso è un’inviata del «Corriere», mestiere che ha fortemente voluto e che l’appassiona. Una vita a raccontare gli eventi caldi del mondo — dall’attentato a Giovanni Paolo II al sexgate di Bill Clinton — e poi, all’improvviso, arrivederci e grazie. Giulia non abita più qui, anzi, non si chiama nemmeno più Giulia. Ha deciso di diventare suor Maria Benedetta, prima monaca e poi badessa nell’abbazia benedettina di San Giulio, sul lago d’Orta. È qui che — quando ormai ha preso i voti da più di vent’anni — la raggiunge un giovane collega, Luca Martinelli, enfant prodige del giornalismo radiofonico, deciso a intervistarla per un podcast.
Fin dalle prime pagine del romanzo, si capisce quanto l’autrice abbia investito i personaggi di sé. Della sua passione per il giornalismo, innanzitutto, e della sua lunga esperienza professionale che le permette di raccontare soprattutto la vita di Giulia con coinvolgente vividezza. Ma anche della sua sensibilità, delle sue domande. È questa verità a donare al libro un sapore in più e ad agganciarci fin dalle prime righe perché ci rende partecipi, immersi negli eventi, interrogati dagli stessi dilemmi che coinvolgono i protagonisti.
Lettori e lettrici più sensibili avvertono subito anche qualcos’altro: il mistero.
Fin dal momento in cui Luca le aggancia il microfono alla veste, tra lui e la m
onaca si avverte un’immediata tensione. C’è quasi un tono di sfida nelle domande dell’uomo più giovane, e c’è una strana ironia nelle risposte della donna più anziana. È come se ciascuno dei due avesse, in quell’incontro, uno scopo che sfugge al banale susseguirsi dei giorni e dei colloqui. In quel luogo di pace, Luca porta la sua guerra interiore, la sua irrequietezza, un rifiuto senza appello per la scelta di quella donna.
«Madre Maria Benedetta, come possiamo spiegare il senso della vita monastica oggi, in un mondo iperconnesso come il nostro, logorato dal consumismo, dalla corsa all’avere più che all’essere?» chiede subito Luca e si capisce che non è una domanda generica. È un attacco. Significa: come ha potuto sfuggire così al suo dovere di raccontare il mondo? Quale egoismo l’ha spinta tra le mura di un convento di clausura, assorta in un’attività «inutile» come quella della preghiera? Ma la badessa non si scompone, risponde con l’ineffabile placidità della certezza: «Tutti dal di fuori pensano a quello a cui rinunciamo, ma non pensano mai a quello che troviamo. Si rinuncia per trovare qualcosa di più prezioso che abbiamo scritto dentro, per colmare la nostra sete di felicità, di infinito».
Così, pian piano, il silenzio dell’isola di San Giulio si riempie di voci. Quelle del passato di Giulia Belgioioso, delle sue missioni da inviata al cuore della storia, del suo grande e travagliato amore per un fotografo di guerra, Renzo. E delle voci della vita di Luca, della sua famiglia affettuosa e in cui pure si sente estraneo, della sua ricerca di identità e di realizzazione personale. «Lei mi dà l’idea di uno che pretende molto da se stesso. Sbaglio?» osserva madre Maria Benedetta, che da ex giornalista non riesce proprio a farsi intervistare senza intervistare un po’ anche lei. E di fronte al silenzio di Luca commenta: «Lo facevo anch’io, una vita fa. Bisogna sapersi fermare, volersi bene. E, possibilmente, impararlo prima, non dopo…».
«Prima» e «dopo» cosa, la monaca non lo dice, e chi legge non lo scoprirà fino all’ultima pagina. Pur senza essere un giallo, questo romanzo è dotato di un meccanismo narrativo impeccabile che mescola con abilità passato e presente, segreti e rivelazioni. In questo senso, chi da anni legge Elvira Serra sul «Corriere» riconoscerà in Le voci di Via del Silenzio un romanzo della piena maturità. Narrativa, e non solo.
Le storie non si leggono solo per scoprire che ne sarà dei protagonisti. Si leggono per scoprire che ne sarà di noi. Mai come in queste pagine, Elvira ha cercato e trovato proprio il respiro delle grandi storie. Sull’isola di San Giulio, è un po’ come se Luca intervistasse anche noi: sui motivi delle scelte che abbiamo fatto, sugli egoismi o sugli slanci che le hanno motivate, sulla nostra idea di felicità e sulla possibile permanenza di quella felicità oltre la contingenza. Tutti prima o poi sogniamo di cambiare vita, ma sono in pochissimi a farlo. Madre Maria Benedetta provoca il suo giovane interlocutore: come può sapere cosa gli riserva il futuro? Non potrebbe entrare un giorno anche lui in seminario? «No, non ho paura di questa eventualità. Sono piuttosto sicuro che a me non possa capitare mai» risponde secco lui, con una punta di sarcasmo. E lei sorride, come chi ha visto cose che travalicano di un bel po’ le mura di un monastero. «Mai dire mai. La vita sorprende e il Signore ha molta fantasia. Molta più di noi».
Gli incontri a Milano, Roma, Bologna
Elvira Serra presenta il suo nuovo romanzo a Milano mercoledì 9 aprile con Venanzio Postiglione ed Enrico Galletti, modera Michela Proietti (ore 18.30, Mondadori Duomo); a Roma domenica 13 con Maria Corbi e Andrea Lucatello (ore 18, Mondadori Bookstore, Galleria Alberto Sordi); a Bologna lunedì 14 con Amelia Esposito (ore 18, Coop Zanichelli).
4 aprile 2025 (modifica il 4 aprile 2025 | 15:14)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
4 aprile 2025 (modifica il 4 aprile 2025 | 15:14)
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