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Il nuovo «Karaoke» di Michelle Hunziker: rigido e scontato, non ha la spontaneità di quello di Fiorello

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Dimenticare Fiorello! Il tentativo di Mediaset di riesumare il leggendario format che negli anni Novanta consacrò Fiorello si scontra immediatamente con la realtà della tv odierna. Quella che allora era una rivoluzione «selvaggia», nata sui marciapiedi e cresciuta tra stonature genuine, facce davvero prese a caso dalla folla e un certo allegro disordine, oggi è diventata una bouillabaisse televisiva iper-strutturata: «SuperKaraoke» (Canale 5).
Il palco non è più una pedana in mezzo alla gente, ma una maestosa scenografia da grande evento musicale, con ballerini, luci d’ordinanza e dinamiche blindate. Tutto è previsto, dunque niente sembra più davvero accadere.Il risultato è un format che non decide mai fino in fondo cosa vuole essere. Gara canora, varietà musicale, concerto in piazza, talent per dilettanti? Un po’ tutto e, proprio per questo, niente fino in fondo. I concorrenti comuni, che dovrebbero essere il cuore del racconto, finiscono spesso schiacciati dalla presenza degli ospiti e dalla necessità di tenere alto il tasso di spettacolo. Persino la spontaneità, ormai, sembra avere bisogno di una prova generale
Alla conduzione c’è Michelle Hunziker: corre, canta, sorride ma qui è soprattutto prigioniera di un meccanismo troppo rigido. Deve animare, presentare, incoraggiare, fare festa, colmare i vuoti. Il suo entusiasmo

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