
Il movimentismo impegnato si stringe a coorte a fianco delle toghe. Dietro la Cgil ecco cantanti, Nobel, Anpi, Arci, Libera e persino gruppi di studenti di scuola media e i “medici democratici”
«Portaci delle rose, nuove cose/ e ti diremo ancora un altro Siii». Bugia canora, Fiorella Mannoia ha fatto sapere a un uditorio di magistrati commossi a Napoli che invece dirà No. Scriverà No anche sui muri il giorno del referendum sulla separazione delle carriere. E ha promesso a Nicola Gratteri, promotore della campagna vendita del prodotto «giustizia» neanche fosse olio di bergamotto, che «non mi tapperanno la bocca». Fuori una. Negli stessi giorni il fisico Giorgio Parisi ha sollevato lo sguardo dalle pagine dei manuali di cromodinamica quantistica per sentenziare che «sono in gioco la Costituzione e l’indipendenza della magistratura, voto No e torno a fare politica». Quella dei suoi amori giovanili, eskimo e revolución. Fuori due.
La cantante rossa (non solo per via della chioma) e il premio Nobel sono testimonial perfetti dei magistrati sulle barricate contro la riforma del ministro Carlo Nordio. Non tanto per la loro labile competenza riguardo alla materia giurisprudenziale, quanto per l’identificazione al millimetro del parterre ideologico che sostiene i pm:




