
di Stefano Agnoli
L’attacco degli Houthi a Saudi Aramco punta alla compagnia al centro dell’economia saudita. Eccone la storia, dal «patto del secolo» a MOhammed Bin Salman
A Dhahran, sul Golfo Persico, il pozzo numero 7 sta su una collinetta chiamata Jabal Dhahran, poche centinaia di metri a monte della sede di Saudi Aramco. Per più di un anno aveva dato soprattutto delusioni. Poi, il 3 marzo 1938, a 1.440 metri di profondità, la squadra del geologo americano Max Steineke e del beduino Khamis bin Rimthan trovò il petrolio.
Il giorno dopo uscivano 1.585 barili.
Più tardi lo battezzarono «pozzo della prosperità», e per una volta il nome non era esagerato.
Nella notte tra martedì e mercoledì, nei paraggi, è arrivato un missile Houthi, ma a essere precisi, Dhahran non è il colpo peggiore subito da Aramco. Nel settembre 2019 droni e missili su Abqaiq e Khurais fermarono per giorni metà della produzione saudita. E, a pieno regime, Aramco può estrarre 12 milioni di barili al giorno, più di uno ogni dieci consumati nel mondo.
I danni seri, quest’anno, sono stati altrove. La raffineria di Jazan è ferma da fine luglio, quella di Riad ha bruciato il




