
di Francesco Battistini
Matvii Bidnyi, ex campione di body building, critica la decisione del Cio contro uno degli atleti di Kiev: «Ricordare le vittime non è propaganda, ma un gesto di commemorazione»
«È un atteggiamento profondamente ipocrita, quello del Cio. In questi giorni, hanno ignorato una bandiera russa (e proibita) attaccata sul casco d’un altro atleta. E invece si sono concentrati sulla discriminazione d’un nostro atleta. Vladislav aveva il pieno diritto di gareggiare con quel casco. Non esiste un divieto formale, nelle norme come nei regolamenti, che proibisca immagini di questo tipo. E non si tratta affatto di propaganda politica, nemmeno d’una dichiarazione. Era semplicemente un gesto di commemorazione. Il ricordo di chi ha perso la vita. Era un’espressione personale, un sentimento intimo. Dolori simili, così come tutte le emozioni, appartengono oggi a ogni ucraino che abbia perso in guerra una persona cara. La decisione del Cio non è giustificata nemmeno dalle regole che s’è dato. Ha il solo scopo d’impedire una qualsiasi forma di libera espressione. Vietano agli atleti ucraini di dire che amano la loro patria». Lo chiama il ministro del Canada, squilla il cellulare ed è un funzionario del Cio, risquilla e sono altri




