
di Guido Olimpio
Riad e Abu Dhabi temono che una tregua rafforzi Teheran. Oman, Qatar e Kuwait puntano alla pace
Guerra o pace. Le monarchie sunnite sono ad un bivio, divise su cosa fare. Mentre l’Iran sa bene come agire, come rivelano i numeri degli strike: dall’inizio della crisi i pasdaran hanno tirato contro i regni del Golfo e la Giordania oltre 5.609 «proiettili», di cui 4.422 droni-kamikaze e 1.187 missili.
Strategia d’attrito
Il bilancio, che sarà superato tra qualche ora da nuovi colpi, rivela la strategia d’attrito attuata da Teheran nei confronti dei vicini, anche quelli con cui ha avuto buoni rapporti. Li punisce perché ospitano le basi americane, sfrutta il momento per condizionare il traffico ad Hormuz, punta a definire un nuovo «sistema» regionale dove la Repubblica islamica ha il ruolo predominante grazie all’arsenale e alla geografia.
La linea Bin Salman
Gli emiri hanno assunto atteggiamenti diversi. L’Arabia Saudita, che aveva assicurato che il suo spazio aereo era precluso per un eventuale assalto Usa, ha permesso l’uso delle installazioni da parte statunitense. E successivamente ha minacciato di partecipare alle operazioni offensive, linea ancora più accentuata — secondo indiscrezioni difficili da verificare — su una presunta




