di Fausta Chiesa e Valentina Iorio
Tensione sulle Borse. Chiusure precauzionali di impianti petroliferi e del gas in tutto il Medio Oriente
L’escalation del conflitto in Medio Oriente travolge i mercati europei. Ieri, 2 marzo, i titoli del Vecchio Continente hanno bruciato 314 miliardi di euro di capitalizzazione. Piazza Affari ha chiuso la seduta in ribasso dell’1,97%, mandando in fumo 17 miliardi. Mentre le quotazioni di gas e petrolio sono schizzate sulla scia dei timori di interruzioni delle forniture. Il Brent di Londra si è avvicinato agli 80 dollari al barile per poi ritracciare a 77 dollari in serata.
La corsa del gas
Ma è il gas ad aver dato la fiammata più alta: il prezzo sul mercato europeo di riferimento, il Ttf di Amsterdam, è balzato del 35,5% a 43,3 euro al megawattora dopo essere arrivato a sfiorare in giornata i 45 euro. Se, infatti, quello del greggio è un mercato molto diversificato a livello mondiale, il gas naturale liquefatto ha pochi grandi produttori mondiali. Uno di questi è il Qatar, che è il secondo fornitore di Gnl dell’Italia (33% del Gnl, dopo gli Usa che ci forniscono il 47% in base a dati Snam relativi




