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Il fantasma di un anno di campagna elettorale

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di Massimo Franco<br>

Esiste un problema oggettivo: una volta archiviato il referendum sulla giustizia, di fatto comincerà la lunga sfida verso le elezioni del 2027

Ora c’è solo da chiedere che dopo tanto strepito, e perfino qualche sguaiatezza trasversale, venga rispettato il silenzio dovuto alla vigilia del voto referendario di domani e lunedì. Non sempre è stato così. E ancora ieri sera i toni, anche della premier Giorgia Meloni, hanno evocato uno scontro dai contorni drammatici, destinato a proiettarsi nel futuro. Esiste un problema oggettivo: una volta archiviata la consultazione sulla giustizia, di fatto comincerà la lunga campagna elettorale che porterà l’Italia al voto politico nel 2027. Per bocca del Guardasigilli, Carlo Nordio, il governo assicura che nel caso di vittoria del Sì partirà il dialogo con la magistratura e l’opposizione per attuare le nuove norme: una questione ancora avvolta nelle nebbia e nella diffidenza degli avversari. 

Avere blindato la legge durante la discussione in Parlamento, dando per scontata l’avversità delle sinistre e del M5S e quella dell’Anm, ha irrigidito le posizioni; e reso inevitabile l’approdo referendario. Il risultato è stato quello di radicalizzare le minoranze nei due fronti. La scommessa, ora, è se l’impostazione dialogante annunciata da

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