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Il drone Gerbera: un’arma «economica» utile per innescare provocazioni, colpire l’Europa (e fare qualche danno)

di Guido Olimpio

Realizzato con materiali non sofisticati, ha un’apertura alare di 2.5 metri e dispone di un raggio d’azione variabile tra i 300 e i 600 chilometri

Il drone russo Gerbera è apparso per la prima volta sul fronte ucraino nel 2024, impiegato per missioni di ricognizione o come esca per saturare le difese nemiche. Secondo gli esperti di Kiev è una versione meno costosa dello Shahed, velivolo progettato dagli iraniani, acquistato dalla Russia e rimodellato in base a nuove esigenze. Un calcolo approssimativo fissa a 10 mila dollari il «prezzo» di un Gerbera e questo ne rende possibile un impiego massiccio. Sarebbe costruito nell’impianto di Alabuga su specifiche fornite dai tecnici russi.

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È realizzato con materiali non sofisticati, spesso è dotato di un motore d’origine cinese, ed è ritenuto affidabile. Raggiunge una velocità massima di 160 chilometri orari, ha un’apertura alare di 2.5 metri, dispone di un raggio d’azione variabile tra i 300 e i 600 chilometri, trasporta – se necessario – una piccola carica esplosiva (stimata in 5 chilogrammi). La sua dotazione è completata da una telecamera ed altri dispositivi per permettere la sorveglianza degli obiettivi.

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