
di Simone Canettieri, inviato ad Algeri
Le poche parole ai suoi: ho rimediato a degli errori. Dalle nomine ai sottosegretari, oggi il vertice di maggioranza. La premier punta a ripartire dopo la sconfitta al referendum. I veleni incrociati dentro Fratelli d’Italia
ALGERI – «Giorgia, mi serve qualche ora». Prima di decollare per l’Algeria la premier si confronta con Ignazio La Russa. La linea è quella della «fermezza totale»: Daniela Santanchè deve dimettersi. Non ha la forza di trattare, non può avanzare pretese, tantomeno candidature future, sono già passate troppe ore dall’avviso di sfratto. Giorgia Meloni non vuole nemmeno parlarle: lo ha fatto martedì notte, e per lei basta così.
Il «dossier Santa» è tutto in carico al presidente del Senato. La premier legge che la ministra di prima mattina fa riunioni come se nulla fosse. Conosce l’epilogo della vicenda, ma scuote lo stesso la testa. Meloni ha sempre bene in mente ciò che disse pubblicamente appena vinte le elezioni: «Non sono ricattabile». I fedelissimi commentano: «Cosa può avere in mano Daniela? Che Giorgia è andata due volte al Twiga? Perderemo i finanziamenti, tutti tracciati, che ha portato al partito tramite qualche suo amico imprenditore? Pazienza».




