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Il doping, le risse, poi il buio e il suicidio: la vita irrequieta di “El Morro” Garcia

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Fisico possente, grinta da vendere e un turbamento irrisolvibile. La parabola del centroavanti uruguayano, passato dai palazzi di Montevideo, al sogno Brasile e all’occasione Europa, tra gol, eccessi e solitudine

Tenerlo fermo, quand’era bambino, era praticamente impossibile. Un po’ perché era corpulento e ci volevano almeno altri due ragazzi per bloccarlo, e un po’ perché dal suo corpo si sprigionava un’energia tale che avrebbe smosso le montagne. Fu l’irrequietezza il leitmotiv della sua esistenza. Un’esistenza che, nel momento in cui vide il buio e non riuscì più a trovare la luce, lui decise di interrompere in un caldo di febbraio del 2021. Aveva soltanto trent’anni, Santiago “El Morro” Garcia, quando si tolse la vita senza lasciare nemmeno una lettera, un foglietto scarabocchiato, un piccolo segno di sé. Probabilmente, in quel momento, non ne aveva la forza o non aveva la lucidità per pensarci, distrutto dalla solitudine cui era costretto a causa del Covid e dalle esagerazioni che lo avevano accompagnato nell’avventura. All’epoca era ancora un giocatore del Godoy Cruz, squadra argentina di Mendoza, ma stava cercando un’altra sistemazione. A trent’anni era un centravanti che sapeva farsi rispettare in area di rigore, con quel fisico possente e con quella grinta che

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