
di Silvia Morosi
Aver identificato il singolo leone, grazie ad alcune parti del suo corpo trovate in un villaggio, è stata la prova fondamentale: due bracconieri sono stati condannati a 24 mesi di carcere
Per la prima volta al mondo, l’analisi forense sul Dna di un leone maschio ucciso nel 2024 vicino alle Cascate Vittoria, in Zimbabwe, è stata utilizzata per ottenere una condanna penale per l’uccisione e il traffico illegale di parti dell’animale, segnando un importante passo avanti nella lotta ai crimini contro la fauna selvatica.
Un reato che, come in molti altri casi, inizialmente sembrava difficile da provare: gli esperti di Traffic hanno rivelato come sono riusciti a identificare l’animale dalle parti del corpo trovate nel villaggio di un sospettato (tre sacchi di carne, 16 artigli e quattro denti), attraverso il radiocollare, confrontandole con un profilo presente nel database dei leoni del Paese (un campione di sangue prelevato in precedenza). In particolare, è stata rintracciata l’ultima posizione nota dell’animale e trovata una trappola con attaccate tracce della sua pelliccia.
Dopo l’arresto dei sospettati e il sequestro del materiale ritrovato, gli scienziati del laboratorio del Victoria Falls Wildlife Trust, in collaborazione con Trace e




