Il tennista azzurro, numero 22 del mondo, scrive per noi raccontando la sua stagione, dentro e fuori dal campo
Luciano Darderi
15 settembre – 16:57 – MILANO
Appena tornato a Villa Gesell da New York, ho dormito per 11 ore di fila. Il riposo del guerriero. A casa di mio padre c’è sempre la mia cameretta che mi aspetta, quella con tutti i trofei conquistati da ragazzo. E non mi importa se il letto è singolo e non è comodissimo: è il mio letto, anche se vivo ormai da qualche anno a Dubai. Ripenso alle cose belle di questa trasferta americana. Quarti a Montreal, ottavi agli Us Open. Devo essere davvero contento dei progressi che ho fatto sul cemento. Ho fatto ottavi anche agli Australian Open e, a pensarci, quest’anno negli Slam sul duro sono stato battuto solo da Sinner e Zverev. Non male. Direi che l’etichetta di terraiolo me la sono definitivamente tolta di dosso. Anzi, se guardo ai Major, nel 2026 sono andato molto peggio al Roland Garros, dove ho perso al secondo turno contro Comesana sciupando una bella occasione per farmi largo in quella




