
Se si vuole che Napoli sia davvero considerata tale allora bisogna accettarne fino in fondo le conseguenze: non usare questo primato come rifugio polemico ma come punto di partenza
Napoli non è soltanto il capoluogo italiano con la più alta percentuale di No (alla riforma sulla giustizia). Si è distinta anche — come ha osservato Salvatore Vassallo, direttore dell’Istituto Cattaneo — per un significativo spostamento di elettori di centrodestra verso le posizioni del centrosinistra. Questo non significa certo che Napoli sia la capitale del perbenismo civico, come qualcuno potrebbe pensare prendendo alla lettera una battuta infelice sentita in campagna referendaria. Piuttosto, il dato parla in prospettiva: del ruolo della città, della sua classe dirigente, della sua capacità di orientare il dibattito pubblico e, in ultima istanza, della sua funzione nazionale. Onori e oneri, dunque.
Perciò non è stato un buon esordio il video con alcuni magistrati che cantano Bella ciao , irridono una collega impegnata per il Sì e invitano a «saltare» per distinguersi da Giorgia Meloni. È un’immagine che indebolisce, anziché rilanciare, l’autorevolezza di chi dovrebbe incarnare equilibrio e misura. E l’assenza di Nicola Gratteri («non ho condiviso quei saltelli») rafforza il giudizio. Vale del resto una domanda speculare: cosa




