
di Gino Pagliuca
I consigli del notaio milanese Filippo Salvo: «Che le parti decidano di arrivare al rogito senza nemmeno fare il compromesso è una scelta decisamente sconsigliabile»
La storia l’ha raccontata il Corriere del Veneto il 26 marzo ma riprenderla su queste pagine milanesi un senso ce l’ha, in primo luogo perché di vicende simili ne sono capitate anche a Milano e soprattutto nell’hinterland e se il credito bancario tornasse a bloccarsi la storia potrebbe ripetersi; in secondo luogo perché nella nostra città ci sono centinaia di famiglie che hanno pagato in tutto o in parte un’abitazione in cui non riescono a entrare perché il cantiere è bloccato per intervento della magistratura.
Con una differenza fondamentale: nella storia veronese si tratta di acquirenti che hanno tenuto un comportamento di fatto autolesionista nella prospettiva di risparmiare una somma frazionale rispetto al valore della transazione e ora se vogliono acquisire la casa devono ricomprarsela all’asta, nel caso milanese gli acquirenti delle case nei cantieri bloccati dalle inchieste giudiziarie sono vittime del tutto incolpevoli. Per giudicare il comportamento dei costruttori e dei funzionari coinvolti bisogna invece aspettare la fine delle inchieste.
In breve la vicenda veneta è




