
di Martina Zambon
Nessuno tra i lighisti crede in un partito guidato da Zaia o Fedriga. Marcato: «Né l’uno né l’altro hanno nel loro Dna le caratteristi-che per la leadership»
«Io futuro segretario? Mi sono rassegnato a divertirmi a leggere retroscena inesistenti» taglia corto Massimiliano Fedriga, governatore del Friuli Venezia Giulia. L’ex collega, ora presidente del consiglio regionale, Luca Zaia, non proferisce parola. Eppure la suggestione di una struttura federale della Lega sul modello bavarese Cdu-Csu porta proprio la firma di quello Zaia additato dalla folla ai funerali di Umberto Bossi a Pontida come unico possibile salvatore (con Fedriga) dell’anima leghista.
Ritorno alle origini
Le esequie del «capo» sembrano l’occasione per ripescare quella pazza idea di tornare alle origini. Tema su cui Zaia aveva raccolto il favore degli altri governatori ma che, nel giorno dei fischi al segretario federale Matteo Salvini, sembrano trovare nuova spinta. Quanto meno come suggestione mediatica. A scorrere i social, lunedì, ci si imbatte in numerosi attacchi frontali a Salvini da parte di ex. Ne citiano uno su tutti, quello di Gianluca Forcolin rivolto a Salvini: «Hai rovinato tutto, e oggettivamente non hai né capacità comunicativa, né politica».
Ma a scavare nella




