
di Marta Serafini
Kiev appare in balia di un’Unione Europea divisa e sotto pressione energetica, in cui l’Ungheria usa il veto come arma politica, e di una Washington concentrata sull’Iran e sempre più ambigua verso Mosca.
DALLA NOSTRA INVIATA
DNIPRO – L’asse tra Volodymyr Zelensky e l’Unione Europea entra nelle ore più delicate alla vigilia del Consiglio europeo. Sul tavolo, i 90 miliardi di euro di aiuti a Kiev congelati dal veto ungherese. Ghiaccio. Ma anche fuoco. perché si fa incandescente il clima politico attorno al presidente ucraino, con tensioni simultanee su tre fronti: Bruxelles, Budapest e Washington.
Al centro dello scontro con Viktor Orbán, l’ormai celebre capitolo oleodotto Druzhba, il cui blocco – dovuto secondo Kiev ai danni provocati da un attacco russo – è diventato un caso politico europeo. Orbán accusa Zelensky di aver chiuso i flussi «per motivi politici» e di impedire a Ungheria e Slovacchia l’accesso al petrolio russo a basso costo, condizione che secondo Budapest rende impossibile concedere il via libera agli aiuti a Kiev. Zelensky respinge le accuse, ricordando che i tecnici incaricati delle riparazioni non potevano operare sotto i bombardamenti russi e che il danneggiamento del 27 gennaio richiede un intervento




