
di Federico Rampini
Riad guarda al corridoio tra India e Mediterraneo con sbocco a Haifa
La guerra in Iran provoca un riesame strategico in molti campi e da parte di molti attori. Uno è clamoroso. Un peso massimo nel mercato energetico, quell’Arabia Saudita che fa parte del trio di testa con America e Russia, ha dei piani per aggirare lo Stretto di Hormuz e così vanificare il ricatto del suo nemico storico, l’Iran.
Tra questi piani c’è la costruzione di un oleodotto che punterebbe a Nord-Ovest, fino al porto di Haifa nello Stato d’Israele. Supremo paradosso, l’ostinazione dell’Iran a perseguire la rovina dei suoi vicini arabi, li spinge nelle braccia di quello Stato sionista di cui gli ayatollah vogliono la distruzione da 47 anni. Se questo progetto verrà realizzato, si tratterà di una svolta geopolitica ancora più sostanziale degli Accordi di Abramo, quelli che nel 2020 durante il primo Trump portarono alcuni Stati islamici a riconoscere Israele (si trattò di Emirati, Bahrain, Marocco e Sudan). L’Arabia Saudita mancava all’appello ma era uno «sponsor dietro le quinte» di quell’accordo.
Il Financial Times ha rivelato che gli Stati del Golfo puntano a creare una nuova rete di




