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I migranti e noi, ricercare il giusto equilibrio: le parole del vescovo Tisi e il dibattito su un fenomeno complesso

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di Luca Malossini

La gestione dell’immigrazione non ha bisogno dell’ideologia spicciola: al centro ci sono le vite degli esseri umani. Ma si intrecciano con le esigenze del territorio

Chi temeva che il dibattito aperto da questo giornale sul tema dei migranti potesse scatenare da un lato gli istinti più beceri e dall’altro dare sfogo a una sorta di buonismo un tanto al chilo, deve rivedere le proprie posizioni. Soprattutto deve capire che la gestione dell’immigrazione non può essere fatta vestendo le maglie dell’ideologia spicciola. Il confronto sviluppatosi su queste pagine, grazie ai vari interlocutori (lettori compresi), ha cercato nel suo complesso di non lasciarsi trascinare nel tunnel del facile sondaggismo: migranti sì, migranti no. Del resto oggi tale polarizzazione non ha più senso. Ciò che si dovrebbe fare con maggiore determinazione è ricercare il giusto equilibrio. Se ci sono stranieri che delinquono questi vanno puniti e allontanati. Se invece ci sono persone che si danno da fare queste vanno aiutate e sostenute. I migranti attraversano confini visibili e invisibili, portando con sé storie di fuga, speranza e sopravvivenza. Eppure, nel racconto pubblico, diventano spesso numeri o emergenze, pedine dentro un discorso più ampio.
Quindi l’approccio verso le parole

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