
di Fabrizio Roncone
Il presidente della commissione Cultura parla dopo il caso dei finanziamenti negati dal Ministero al docufilm su Giulio Regeni
Devi sentire Mollicone, telefonagli, mandagli un WhatsApp, fai in modo di stargli addosso, tanto è chiaro che sa, finge di non sapere ma sa, figurati se nella storiaccia dei finanziamenti negati al documentario su Regeni non c’è la mano di Mollicone, che ora, ovvio, cade dalle nuvole e però guarda che quello lo fa sul serio il presidente della commissione Cultura, è uno potente, uno che controlla e muove, decide e incide, mentre magari Fazzolari e Arianna, la sorella di Giorgia, che Giorgia ci perdoni, stanno lì con la testa da un’altra parte, a cercare la benzina, a capire meglio cosa c’è dietro il casino di quel selfie, a scegliere il sostituto di Cingolani a Leonardo e certo non li sfiora l’idea di affidare a Pingitore, capito, a Pingitore del Bagaglino e alla Arcuri, il compito di creare una nuova egemonia intellettuale destrorsa: ecco cosa ti ripetono tutti, le fonti più fidate e i parlamentari di Fratelli d’Italia più ostili a Mollicone e alla sua area, quella dei «gabbiani», che sarebbe la corrente di minoranza




