L’euforia è stata di breve durata. La sentenza della Corte suprema sui dazi americani per l’Europa cambia meno di quanto sembri. Come minimo, la cautela è d’obbligo prima di celebrare «la fine dei dazi».
Il primo segnale di cosa stia davvero accadendo è arrivato dall’industria tedesca. Secondo Reuters, le associazioni industriali della Germania — cioè il principale motore delle esportazioni europee oltreatlantico — hanno chiesto chiarimenti urgenti a Bruxelles e a Washington: le imprese non sanno più quali dazi si applichino alle loro merci negli Stati Uniti. Contratti, prezzi e forniture erano stati costruiti sulla base dell’accordo Ue-Usa che prevedeva una media del 15%. Dopo la sentenza, in prima istanza nessuno sa se resti valido o che cosa resti in vigore.
La Commissione europea ha risposto con prudenza: stiamo analizzando, attendiamo dettagli. Tradotto: la decisione è americana. E soprattutto: non è affatto detto che l’Europa pagherà meno dazi.
Cosa ha davvero deciso la Corte Suprema? L’organo costituzionale di Washington ha stabilito una cosa semplice: il presidente non può usare la legge del 1977 sulle emergenze economiche internazionali (IEEPA) per imporre dazi doganali senza una esplicita autorizzazione del Congresso. Questa legge era nata per bloccare beni, congelare conti, imporre




