di Alessandro Sala
Brambilla: «Siamo nel 21esimo secolo, serve un cambiamento culturale. Gli italiani lo condividono già». Solo il 17% di chi consuma carne mangia anche quella equina
I cavalli e gli equidi in genere — asino, mulo, bardotto, ibridi di cavallo e zebra o di asino e zebra — vanno considerati «animali d’affezione», al pari di cani o di gatti. E per questo servono norme che li tutelino in quanto «esseri senzienti», in base al Trattato di Lisbona, e «compagni di vita». Va da sé che con uno status di questo genere non possano essere considerati cibo.
Non solo: non devono essere maltrattati, sfruttati oltre ogni limite per attività ludiche o competizioni, costretti a esibirsi in spettacoli che non rispettino la loro dignità. E non dovrebbero neppure essere utilizzati per manifestazioni storiche o folcloristiche non consone, Palio di Siena incluso.
Per ora sul tavolo della commissione Agricoltura della Camera ci sono tre proposte di legge — la prima presentata a inizio legislatura da Michela Vittoria Brambilla di Noi Moderati, che sarà il testo base della discussione, le altre due più recenti che portano la prima firma di Luana Zanella di Avs e di Stefania




