
Non è l’arca di Noé ma il parterre di soprannomi animaleschi che calciatori, telecronisti e allenatori hanno contribuito a creare e a rendere leggenda
Oggi 4 aprile fa cinquant’anni Emerson, il brasiliano che i tifosi ricordano come il Puma, per i movimenti felini e l’andatura sinuosa. Il Puma è solo uno dei tantissimi soprannomi di animali che fanno del calcio, sia detto senza ironia, un vero e proprio zoo. Ci sono tutte le specie, ma proprio tutte. E contemplano campioni indimenticabili e figurine di passaggio: mammiferi e trequartisti, uccelli e mediani, anfibi e portieri, rettili ed esterni bassi. Nel nostro album zoologico un posto d’onore spetta al Cigno, ovviamente di Utrecht, la sua città di nascita: Marco Van Basten, per l’eleganza e la fragilità; (c’è anche il Cigno di Sarajevo, Dzeko) così come è d’obbligo qui citare Zico, che in Brasile chiamavano O’Galinho, il Galletto, per via dei movimenti repentini e così come El Toro Lautaro. Ma la cosa bella di questa Arca di Noè pallonara è che accanto ad una favolosa Pantera Nera (così l’immenso Eusebio), ci può stare il Cinghialone, così era stato soprannominato – dal suo compagno Angelo Di Livio – il grande Angelo Peruzzi e pure




