
Dall’unione tra Herbert Smith Freehills (Uk) e Kramer Levin (Stati Uniti) una realtà da 2,7 miliardi che punta alla Top 20. Anche in Italia
Una fusione, a volte, può spalancare le porte di un’elite internazionale. È quello che nel legal è accaduto nel novembre del 2024 quando è stata annunciata l’unione globale fra Herbert Smith Freehills e Kramer Levin, che posiziona Herbert Smith Freehills Kramer nella «Global Elite» delle prime 20 insegne legali a livello internazionale, per dimensioni e fatturato (da 2,7 miliardi di dollari).
A far parte del prestigioso club della Global Elite è un ristretto gruppo di studi legali che: operano in molte giurisdizioni internazionali; servono clienti su questioni strategiche e operazioni / contenziosi complessi e di alto profilo; combinano copertura con numerose sedi a livello globale con elevati livelli di redditività e produttività. La fusione è diventata operativa da giugno dello scorso anno siglando quindi le tre anime:: anglo-europea e australiana (lo studio di taglia più grossa) e statunitense. Una ricchezza di modelli legali che si sente forte anche in Italia dove nel 2017 l’apertura è stata affidata a Laura Orlando, in qualità di managing partner (mentre era incinta del secondo figlio). «Allora il clima nel legal italiano




