Tre settimane. È questo l’orizzonte entro cui gli aeroporti europei potrebbero trovarsi a corto di carburante se il traffico nello Stretto di Hormuz, chiuso per la guerra in Iran, non tornerà stabile. E questo nonostante, proprio nelle scorse ore, Carlo Borgomeo, presidente di Assaeroporti, abbia invitato alla prudenza, parlando di una situazione ancora «lontana da un’emergenza».

Carburante aerei, effetto Hormuz: «Tre settimane di autonomia negli aeroporti Ue»
A lanciare l’allarme Aci Europe, l’associazione che rappresenta gli aeroporti dell’Ue, in una lettera inviata al commissario ai Trasporti Apostolos Tzitzikostas e visionata dal Financial Times. Il rischio indicato è quello di una carenza “sistemica” di jet fuel, con scorte in progressivo esaurimento e forniture sotto pressione a causa delle attività militari nell’area.
Nella lettera si parla esplicitamente di “crescenti preoccupazioni” sulla disponibilità di carburante e della necessità di un monitoraggio costante, accompagnato da un intervento preventivo da parte delle istituzioni europee. Il punto centrale riguarda le tempistiche: senza una ripresa significativa e stabile del transito entro tre settimane, la carenza rischia di diventare strutturale. A rendere il quadro più delicato è anche il calendario. L’avvicinarsi della stagione estiva – quando il traffico aereo sostiene una parte rilevante dell’economia turistica europea – aumenta infatti la pressione sul




