
di Paolo Valentino
Ieri è stata interrogata l’ex segretaria di Stato. Oggi toccherà a suo marito Bill Clinton
È come se il tempo si fosse fermato 34 anni fa, quando in un talk-show passato alla storia politica americana salvò campagna e carriera a suo marito, Bill Clinton. Come se tutte le cose straordinarie che ha fatto — senatrice democratica, segretario di Stato, due volte candidata alla presidenza, prima donna a essere nominata per la Casa Bianca — non siano bastate a cambiare di un’acca il suo destino, quello che la vuole costretta ogni volta a rispondere delle azioni di lui.
È successo di nuovo ieri a Hillary Clinton, non lontano dalla sua casa di Chappaqua, nello Stato di New York, dove la Commissione di vigilanza della Camera l’ha obbligata a deporre nell’inchiesta su Jeffrey Epstein, il finanziere pedofilo e condannato per abusi sessuali, morto suicida in carcere nel 2019 mentre attendeva un nuovo processo. Oggi toccherà a Bill Clinton, l’ex presidente al quale non viene contestato alcun reato, ma che con Epstein ha avuto un lungo rapporto di collaborazione e amicizia. Sarà la prima volta di un ex capo della Casa Bianca costretto a deporre in una




