
Le posizioni di Hamas sulla smilitarizzazione di Gaza e le dichiarazioni degli Stati Uniti sull’Iran delineano uno scenario geopolitico complesso tra tregua, negoziati e possibili cambi di assetto internazionale.
Un esponente di primo piano di Hamas, Basem Naim, ha chiarito in un colloquio con il sito statunitense Drop Site che il movimento non intende accettare imposizioni sul disarmo formulate da una sola parte. Le sue parole arrivano mentre Donald Trump e Benjamin Netanyahu insistono sulla necessità di una Gaza priva di armi come prerequisito per la ricostruzione e per l’eventuale passaggio a una nuova fase della tregua. Naim, coinvolto nei negoziati per il cessate il fuoco, ha escluso che l’organizzazione possa aderire a richieste che definisce estreme, ribadendo che la smilitarizzazione totale della Striscia di Gaza non è sul tavolo nelle condizioni attuali. Secondo il dirigente, il dossier non può essere isolato dal contesto politico più ampio. «La nostra linea è inequivocabile», ha affermato, spiegando che prima di discutere di consegna o sequestro delle armi occorre che il governo israeliano, con il supporto dei mediatori e della garanzia americana, dia piena esecuzione agli impegni assunti nella prima fase dell’intesa. A suo avviso, la questione non è eminentemente militare ma




