
di Marco Galluzzo
La moltiplicazione degli allarmi bomba produce effetti concreti e costosi per i protocolli di sicurezza, le indagini, i ritardi e le cancellazioni
La saturazione della difesa aerea è una tecnica che consiste nel lanciare un numero elevato di vettori offensivi, simultaneamente o in rapida successione, con l’obiettivo di superare la capacità di rilevamento, identificazione, ingaggio e neutralizzazione dei sistemi di difesa avversari.
L’ha usata l’Iran su Israele, quando lanciò centinaia di droni contemporaneamente. «Il principio non è quello di distruggere le difese avversarie ma di metterle sotto pressione, costringendole a impiegare risorse e capacità operative superiori a quelle disponibili» spiegano fonti della nostra Difesa. Anche vettori dallo scarso valore economico (per esempio droni non armati) possono contribuire a questo risultato, se il loro numero è sufficientemente alto.
Lo stesso principio – rivelano fonti dell’intelligence interpellate dal Corriere – può essere applicato alla proliferazione degli allarmi bomba sugli aerei in Europa negli ultimi giorni. Anche quando le segnalazioni si rivelano infondate (sempre), la loro moltiplicazione produce effetti concreti e costosi: attiva protocolli di sicurezza, impegna risorse investigative e operative, provoca ritardi e cancellazioni. Questo ovviamente anche se gli allarmi sono falsi.
In sintesi,




