
Dopo i raid sulle infrastrutture energetiche, JPMorgan prevede tagli record all’offerta globale. L’Europa trema per le forniture di gas.
L’escalation degli attacchi contro le infrastrutture petrolifere e del gas nel Golfo Persico segna un salto di qualità nel confronto tra Stati Uniti, Israele e Iran, aprendo una fase ad alto rischio che potrebbe aggravare ulteriormente la già fragile sicurezza energetica globale. Nella giornata di mercoledì, Israele ha colpito uno degli asset più strategici del comparto energetico iraniano: il maxi giacimento di gas di South Pars, condiviso con il Qatar e considerato il più esteso al mondo.
La risposta di Teheran è stata immediata: due attacchi contro un nodo cruciale del gas in territorio qatariota e un lancio di missili verso Riyadh, in Arabia Saudita, con frammenti caduti nei pressi di una raffineria. Se nelle settimane precedenti erano già stati presi di mira impianti energetici, gli ultimi raid hanno colpito snodi vitali del sistema globale, alimentando il timore di una spirale di ritorsioni tra infrastrutture petrolifere e del gas. Il conflitto ha inoltre compromesso di fatto la navigazione nello Stretto di Hormuz, crocevia strategico attraverso cui transita circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto.
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