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Gravina out, ma non è finita: andrà in pressing sul governo per i mancati aiuti

Il presidente federale dimissionario non vuole ricoprire il ruolo del semplice gestore fino alle elezioni del 22 giugno, ma tenere accesi i riflettori sulla sua agenda di riforme più volte scritta e più volte rimasta al capitolo delle buone intenzioni

Guglielmo Buccheri

Giornalista

3 aprile – 00:11 – MILANO

I due governi Conte, l’esecutivo Draghi e la legislatura Meloni: la vita di Gabriele Gravina sulla poltrona della Figc è racchiusa in uno spazio temporale ampio, profondo, drammatico. Sette stagioni e mezzo sono una finestra invidiabile perché occorre mettere in campo una spiccata abilità politica per rimanere in piedi e farlo quando tutto attorno va di traverso: Gravina lo ha fatto fino alla spallata finale nel freddo di Zenica. Ai palazzi della politica romana guarderà, adesso, per uscire di scena con un colpo d’ala che gli restituisca un ruolo non di semplice gestore prima del voto del 22 giugno: il pressing di un amareggiato Gravina sul governo avrà come obiettivo quello di tenere accesi i riflettori sulla richiesta degli sgravi fiscali su chi investe sui giovani, sulle infrastrutture, sul movimento femminile, su una norma che sostituisca l’addio

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