
Solo il 13,4% del greggio italiano arriva dal Medio Oriente, mentre il fornitore principale è la Libia. La chiusura di Hormuz, tuttavia, influisce comunque pesantemente sui prezzi del petrolio e dei suoi derivati: ecco perché
Come evidenziato in questo articolo (linkare pezzo sulle importazioni), il maggior fornitore di petrolio italiano è la Libia, mentre l’Africa è il continente da cui Roma effettua più ordini. Seguono la zona ex Urss, il continente americano nel suo insieme – dunque sia nord che sud – e solo al quarto posto troviamo il Medio Oriente, area da cui l’Italia ha importato il 13,4% del greggio totale tra gennaio e luglio 2026. Dati, questi, da cui si può evincere come la maggior parte del greggio destinato al mercato italiano non passi per lo stretto di Hormuz, la cui attività si è drasticamente ridotta dal 28 febbraio 2026, ovvero da quando gli Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran, dando inizio al conflitto attualmente in corso. Da sottolineare come da Hormuz, prima dello scoppio della guerra, passasse un quinto del fabbisogno mondiale di petrolio e gas. Ma se il greggio destinato all’Italia, almeno in grandi quantità, non passa per quella zona, allora perché il prezzo a




