
di Paolo Valentino
I vertici dell’MI5, il servizio di sicurezza e controspionaggio interno del Regno Unito, temevano che il libro del 1958 dello scrittore-spia potesse aver violato notizie altamente riservate, in violazione del Top Secret Act
Pochi scrittori del XX secolo hanno eguagliato la maestria e la poliedricità di Graham Greene. Nessuno come il grande autore inglese ha saputo tradurre in letteratura la brutalità, le ambiguità, le contorsioni morali, i raffinatissimi contesti intellettuali e sociali delle spy stories che scandirono il Secolo Breve, prima e durante la Guerra Fredda.
Lui stesso agente segreto al servizio del MI6 durante il Secondo Conflitto Mondiale, Greene in realtà continuò a collaborare con lo spionaggio estero del Regno Unito anche durante gli anni in cui la Cortina di Ferro divideva l’Europa e il mondo.
Ma nel 1958, poco dopo la pubblicazione di uno dei suoi capolavori, Il Nostro Agente all’Avana, Greene fu molto vicino all’essere arrestato, accusato dal controspionaggio inglese di aver rivelato notizie altamente riservate, in violazione del Top Secret Act, cui lo vincolava la sua attività anche da freelance.
Che cosa era successo? A rivelarlo è il Times di Londra, secondo cui la trama satirica del romanzo




