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Golfo Arabico: sicurezza energetica e ruolo delle compagnie americane

Il conflitto tra Stati Uniti e Iran ridefinisce gli equilibri energetici globali: tra rischio di blocco dello Stretto di Hormuz, volatilità dei prezzi del petrolio Brent e vulnerabilità logistiche, le grandi compagnie ExxonMobil, Chevron e ConocoPhillips si trovano al centro di una crisi sistemica che impone diversificazione, resilienza operativa e integrazione con la sicurezza strategica statunitense

Riccardo Rossi

27 marzo – 15:35 – MILANO

La guerra tra Stati Uniti e Iran ha destabilizzato il Golfo Arabico, contraendo la produzione regionale di petrolio greggio e il relativo traffico attraverso lo Stretto di Hormuz che, nel 2024, era quantificato in 20 milioni di barili al giorno. Nell’ultima decade, la Casa Bianca ha ridotto le importazioni petrolifere dal Medio Oriente tra l’8 e il 10% del totale nazionale, mentre ExxonMobil, Chevron e ConocoPhillips sono esposte ai rischi connessi al conflitto iraniano-statunitense, per i loro investimenti in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar. A partire da queste dinamiche, è opportuno quantificare la presenza delle tre compagnie energetiche Usa nel Golfo Arabico e valutare la loro esposizione ai rischi derivanti dal conflitto.

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