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Gli «zombosomi»: una nuova ipotesi per l’origine della malattia di Parkinson

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Uno studio pubblicato su Cell Report dai ricercatori dell’Università di Uppsala diretti da Anna Erlandsson fa vacillare una delle convinzioni sulle origini della patologia neurologica

Uno studio appena pubblicato su Cell Report dai ricercatori svedesi dell’Università di Uppsala diretti da Anna Erlandsson fa vacillare una delle convinzioni sulle origini della malattia di Parkinson formulata per la prima volta nel 2005 su Neuroscience da Heiko Braak dell’Università di Francoforte, che osservò in 10 pazienti una catena ininterrotta di neuroni con strani accumuli che dal sistema nervoso enterico arrivava a quello centrale. Quegli accumuli erano costituiti da proteina sinucleina, che, normalmente presente nel nostro corpo per regolare il traffico degli scambi neuronali, era invece andata incontro a un ripiegamento conformazionale che l’aveva trasformata in alfa-sinucleina, rendendola tossica.

«In questi vent’anni la teoria di Braak è andata avanti fino all’individuazione di 6 stadi di malattia che corrisponderebbero a un progressivo aumento di gravità, solo che alcuni anziani con sinucleinopatia di stadio 6, cioè il massimo, potevano non avere nessun segno di Parkinson e non sempre la relazione fra gli stadi di Braak e la gravità clinica risultava rispettata. commenta il professor Mario Zappia dell’Università di Catania, Presidente della Società Italiana di Neurologia e studioso

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