Nonostante le piogge di missili russi sull’Ucraina, la guerra di logoramento sta riportando Vladimir Putin davanti a una scelta che ha cercato di evitare: chiedere ai russi un sacrificio umano molto più visibile. Non basta più mobilitare l’economia, trasformare le fabbriche, aumentare la produzione di missili e droni. Potrebbe essere necessario mobilitare di nuovo la società, attraverso reclutamenti di massa.
Ucraina-Russia, la guerra in diretta
E una di queste mobilitazioni apre uno scenario allarmante: una «fuga in avanti» di Putin, che per nascondere i propri insuccessi potrebbe aprire un nuovo fronte a Kaliningrad, exclave strategica incuneata tra la Polonia e i Paesi Baltici. È uno scenario estremo, ma la Nato è costretta a contemplarlo: perché sono i militari russi a farlo.
Per capire lo scenario Kaliningrad bisogna allargare lo sguardo al bilancio del conflitto, all’impasse in cui si trova Putin, alle mosse che prepara. Secondo fonti dell’intelligence occidentale citate dal Wall Street Journal, le forze armate russe stanno conducendo esercitazioni per verificare la propria capacità di assorbire una nuova mobilitazione di massa: come convocare i riservisti, dove alloggiarli, come nutrirli, equipaggiarli e addestrarli. Non significa che la decisione sia stata presa. Il Cremlino potrebbe aspettare almeno le elezioni




