
di Guido Olimpio
Le mosse di al-Sisi e di Erdogan, l’asse tra i sauditi e Islamabad. Per fermare la guerra negoziatori più o meno occulti si muovono dietro le quinte con i loro interessi geopolitici
Mediatori dichiarati e negoziatori occulti. Messaggi ambigui e calcoli di bottega. È questa la scena sulla quale si agitano diversi governi nella speranza di fermare la guerra. Quando c’è un fuoco in Medio Oriente i primi a muovere per circoscriverlo sono gli egiziani. Secondo i media è stata l’intelligence a stabilire un contatto utile con Teheran.
Guerra in Iran, tutti gli aggiornamenti
Solo un primo passo da parte del Cairo preoccupata più di altri. Il generale Al Sisi segue quanto avviene attorno ad Hormuz ma teme che si possa riaccendere lo scontro in Mar Rosso, l’altro passaggio strategico sotto la minaccia degli Houthi filo-iraniani.
Il traffico attraverso Suez continua a risentire dell’instabilità, dunque meno navi e meno introiti dal pedaggio. Una fonte importante per il budget egiziano già ridimensionato in modo drastico proprio per i pericoli incombenti per chi attraversa Bab el Mandeb, la porta delle lacrime. I servizi segreti hanno una tradizione nel portare avanti trattative, conoscono i protagonisti, sono




